Oriano e Oneda

Oriano e Oneda


[di Renzo Besozzi]

I quartieri di Oriano ed Oneda sono oggi considerati distinti ma la storia li accomuna e perciò ne faccio qui un tutt’uno.
Il nome Oriano risale nei tempi, citato la prima volta come “Orglano” in un precetto di Liutprando, re dei Longobardi, a favore di un monastero di Pavia nel 712. Alcuni secoli dopo, nel 1045, i monaci di San Dionisio in Milano tra i beni lasciati loro dal defunto arcivescovo di Milano Ariberto citano anche i possedimenti terrieri di “Orleano”. Una conferma del nome si ha infine nel 1290, quando “Orliano” viene citato come località della chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate.
La zona, come quasi tutto il territorio sestese, è stata abitata già nella prima età del ferro, come documentano alcune tombe ivi rinvenute nel secolo scorso. Successivamente, il borgo è stato abitato anche in epoca romana, come testimoniano i ritrovamenti di tombe, resti di ville, acquedotti, una fornace.
Attorno alla metà del XV secolo i Borromeo acquistano la proprietà della Pieve di Angera, che comprende anche il territorio di Oriano ed Oneda. Dopo vari passaggi, l’intera zona viene acquisita dai fratelli Galeazzo Maria e Teobaldo Visconti, conti di Gallarate, che riuniscono proprietà fondiarie per circa 100 mila pertiche. Le tenute passano poi, per mancanza di eredi diretti, al “Luogo Pio di Santa Corona di Milano”. Nel 1722 Maria Teresa d’Austria fece redigere un dettagliato censimento catastale di tutto il suo impero, che riporta la misura del territorio del “Comune di Oriano con Oneda, pieve di Angera, Ducato di Milano”: 4677 pertiche milanesi, 14 case coloniche e 2 mulini. Oneda è una masseria fra queste.
La maggior parte del territorio è concentrata in poche mani. Le abitazioni sono molto precarie. Esistono due mulini per la macina delle granaglie prodotte in loco.
A causa della scarso reddito, nel 1880 il “Luogo Pio” aliena le proprietà di Oriano suddividendole in lotti, di cui il principale viene ceduto a un certo Fortunato Consonno che, amante del borgo, attua un piano di ammodernamento: provvede a dotare il paese di acqua potabile, fa costruire un lavatoio in centro ed uno in Oriano di Sotto, edifica la villa oggi chiamata Lazzaroni ed il parco cintato di 670 pertiche, un’aula per la scuola. Alla sua morte le terre furono frazionate e vendute. Dopo vari passaggi, la villa Lazzaroni fu acquisita da Attilio Vittadini, che fu poi Commissario Prefettizio e Podestà di Sesto Calende, ed ancor oggi appartiene agli eredi della famiglia.
Amministrativamente, Oriano seguì le vicende di Milano. Nel 1807, in epoca napoleonica, per un decreto del Regno Italico, fu aggregato alla vicina Sesto Calende ma con la restaurazione dopo Napoleone riacquistò la sua autonomia.
Nonostante il parere contrario del locale Consiglio comunale, nel 1869 Oriano viene definitivamente accorpato al Comune di Sesto Calende. In quegli anni gli abitanti sono circa 180.
A differenza di Sesto Calende, la cui economia si è sempre basata principalmente sul commercio, l’unica attività economica di Oriano ed Oneda fino al secondo dopoguerra è l’agricoltura, che però è povera. Inoltre per lunghi secoli la proprietà terriera non fu degli agricoltori e ciò, ovviamente, costrinse la popolazione a vita di stenti.
La chiesa di Sant’Antonio Abate di Oriano fu una cappella dipendente dalla parrocchia di Mercallo fino al 1579, quando il cardinale Carlo Borromeo eresse Oriano in Cura autonoma.
Oneda invece, pur amministrativamente frazione di Oriano, rimase soggetta spiritualmente alla parrocchia di Mercallo fi no al 1898, cosa che provocò continue discordie, in particolare per la sepoltura dei morti. La questione era aggravata dal fatto che Oriano con Oneda si trovavano in provincia di Milano, mentre Mercallo era parte integrante della provincia di Como.
La chiesa di Oriano, così come la vediamo oggi, è stata ricostruita nel 1652 ma la cappella precedente si perde nella notte dei tempi.
Ad Oneda esiste l’Oratorio di San Francesco, eretto nel 1482 dal nobile Giovanni Gatti, ed ampliato dagli abitanti di Oneda nel 1757. Ancora oggi la chiesa è consacrata ed utilizzata.
Che debbo dire sui due borghi? Solo negli ultimi decenni, con lo sviluppo di attività industriali nella Provincia, il tenore di vita si è elevato e abbiamo assistito anche qui ad un forte sviluppo edilizio, accompagnato anche da buone iniziative imprenditoriali che hanno fatto sorgere alcune piccole industrie. In particolare Oneda, disponendo di ampi territori pianeggianti, ha visto radicalmente cambiare il suo aspetto e numerosissime sono sia le abitazioni indipendenti che le palazzine condominiali.
Degni di menzione sono, in Oriano, la chiesa, la villa Vittadini e il suo parco cintato, il lavatoio pubblico, il vecchio mulino, il cimitero, il vecchio edificio scolastico ed alcuni scorci del vecchio borgo. Recenti invece sono da citare la scuola dell’infanzia Montessori a Oriano di Sotto, il Centro Parco del Ticino ed alcune industrie meccaniche.
Una particolare menzione spetta al Centro Parco la cui sede è stata collocata in edifici delle vecchie scuole, che ospitano anche una bella sala conferenze, e che è il centro propulsore di attività divulgativo-didattiche del Parco del Ticino. Al piano terra ospita il Museo di storia naturale, costituito da tre collezioni. La raccolta Francesco Cazzamini Mussi, donata dal consorzio al Comune, di circa un migliaio di pezzi, comprende reperti di roccia, minerali, fossili e coralli. La collezione di Angelo Penza, artista vigevanese, aggiunge al museo un corpus di sessanta riproduzioni di funghi, raccolti nel parco, duplicati attraverso dei calchi e dipinti a mano. Completa l’esposizione la collezione entomologica di Luciano Maggiori, un catalogo degli insetti dell’area tra il lago Maggiore e il lago di Garda, oltre ai reperti naturalistici prima esposti al civico museo di Sesto Calende.
È stato, infine, restaurato anche l’antico forno di Oriano come laboratorio didattico per bambini e adulti interessati alle ricette e tecniche tradizionali per pane e dolci.
Oneda conserva ancora nella via principale le vecchie cascine, la maggior parte delle quali ristrutturate, e l’oratorio di San Francesco. Ma appena dietro tale angusta strada, il paese si allarga in zone residenziali di aspetto moderno e piacevole, con spazi pubblici di ampio respiro.
Entrambe le frazioni soffrono però, data la loro storia, di pericolose strettoie negli attraversamenti e, in particolare per Oneda, di traffico intenso di transito.