Mulini

Mulini


[di Renzo Besozzi]

Oh Mulini, Mulini, che dirò di te, vecchio quartiere?
Il quartiere ha origini antichissime. Gli insediamenti della cosiddetta Cultura Golasecchiana, di cui si sono trovati reperti proprio in questa zona, si svilupparono sin dal IX secolo avanti Cristo, per estendersi successivamente sulle alture lungo il fiume, fino all’area dietro il cimitero di Sesto.
Le strutture abitative individuate in località Mulini sono relative a tratti di fondazione muraria, a piani pavimentali e ad un fornetto per alimenti; un gran numero di tombe tra le più interessanti di queste popolazioni sono state ritrovate proprio nel nostro quartiere.
È evidente la vitale funzione del fiume nell’antichità, sia per l’alimentazione sia per il trasporto delle merci. Il commercio è sempre stato sin da allora uno dei punti di forza dell’economia sestese. Ma l’agricoltura non fu da meno, e numerosi mulini per la macina delle granaglie sorsero lungo i piccoli corsi d’acqua della nostra zona, documentati già nel tardo medioevo, ma sicuramente operanti molto prima. A Sesto, i corsi d’acqua della Lenza e del Riale, opportunamente incanalati in “rogge molinari” arrivarono ad alimentare fino a 18 macine.
Nel quartiere di cui stiamo parlando, esisteva un agglomerato di mulini, lungo la roggia detta dei molini, in prossimità della cosiddetta “Ca’ Gialda”. I più macinavano granaglie, ma nel XIX secolo fu allestita una grossa segheria che sfruttava l’ultimo tratto della roggia (il complesso fu chiamato “La Resiga”), e successivamente un altro mulino fu adibito alla macina dei ciottoli di fiume per estrarne quarzo per uso industriale. In passato erano attivi sul fiume anche mulini galleggianti sull’acqua, ancorati a grossi macigni, che sfruttavano la corrente del fiume.
La concentrazione di questi mulini caratterizzava a tal punto la zona, da dare il nome al quartiere. I mulini rimasero in funzione fino ai primi decenni del XX secolo, quando i motori elettrici soppiantarono l’energia idraulica, e la facilità dei trasporti determinò la concentrazione della lavorazione delle granaglie in grossi impianti dislocati nelle zone di maggior produzione agricola. Permangono ancor oggi alcuni tratti delle rogge molinari, divenute ormai solo condotti d’acqua piovana, ma è evidente anche l’esistenza degli edifici di alcuni mulini, trasformati nel corso degli anni in officine o in abitazioni.
Come non ricordare, a proposito della facilità dei trasporti sulle vie d’acqua, la ferrovia a cavalli, costruita nel 1858, che rimase in funzione per pochi anni, per far risalire ai barconi le rapide del Ticino, e che proprio in quella zona rimetteva in acqua le barche?
La zona a sud del quartiere (in località Valletta di Presualdo) ha visto nel 1859 lo sbarco dei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, che, riunitisi, hanno poi marciato su Sesto centro, nei primi giorni della seconda guerra d’indipendenza contro l’Austria.
Negli scorsi anni, l’intera zona, come molte altre di Sesto, ha avuto un notevole incremento edilizio, sia per la felice ubicazione, sia per la facilità di accesso stradale, sia ancora per le aree disponibili. Per venire incontro alle esigenze di una popolazione residente sempre più numerosa, sono state edificate negli ultimi decenni, tra la strada del Sempione e il fiume, una chiesa, una scuola elementare ed una scuola materna, mentre a nord del Sempione si è sviluppata la zona industriale.