Sant’Anna

Sant’Anna


[di Renzo Besozzi] 

La frazione di Sant’Anna e l’insediamento Loca sono due piccoli agglomerati urbani tra Sesto centro e Lisanza, immersi in zone storicamente agricole, ma ormai diventate quasi esclusivamente residenziali. Le cascine agricole sono divenute abitazioni suggestive, che hanno mantenuto il fascino della corte d’altri tempi.
II nucleo dell’insediamento di S. Anna è oggi costituito dalle  permanenze del villaggio industriale, sorto attorno alla prima vetreria aperta in zona dell’imprenditore milanese G.B.  Rossini, costituito dalla villa del proprietario, gli uffici, le case per gli operai, l’osteria e da una piacevole chiesetta dedicata a S.Anna tuttora adibita al culto. I lavori furono eseguiti per volontà dell’imprenditore su alcune preesistenze del XVIII secolo. Sono oggi visibili alcuni fabbricati che mantengono i caratteri ottocenteschi. La chiesa di S. Anna è segnalata in Catasto già nel 1856. A quel tempo era un oratorio privato, aperto al culto pubblico, donato in seguito alla comunità dalla famiglia proprietaria.
La chiesa è stata successivamente ampliata e dotata di un campanile intorno al 1860 dalla famiglia Bertoluzzi, come ricordato da un’incisione sul lato.  Un intervento di restauro è stato eseguito nel 1997. L’edificio ha un’unica navata, con volta a botte, abside semicircolare, e due cappelle laterali.

La frazione è diventata celebre per l’installazione dell’idroscalo della S.I.A.I., Società Idrovolanti Alta Italia, fondata nel 1915 a Sesto Calende. Partendo da questo idroscalo, nel settembre 1920, Umberto Maddalena conquistò l’allora primato per il più lungo Raid compiuto da idrovolanti volando da Sant’Anna ad Helsinki su di un idrovolante SIAI  S.16  e nel 1925 Francesco De Pinedo e il motorista Ernesto Campanelli volarono per 370 ore percorrendo, con l’idrovolante SIAI S.16 “Gennariello”, 55.000 chilometri da Sant’Anna a Melbourne, Tokio e Roma.
Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, dopo la firma dell’armistizio, l’idroscalo di S. Anna fu occupato dalla X “Flottiglia Mas” che istituì una scuola di addestramento dove erano effettuate le prove delle motosiluranti per attacco veloce Mas M1 e M2, prodotte negli stabilimenti della SIAI-Marchetti di Sesto e Vergiate. La scuola, intitolata al valoroso comandante Salvatore Todaro, era ben conosciuta dall’aviazione anglo-americana, che la fece bersaglio di numerosi bombardamenti e mitragliamenti insieme al vicino ponte sul Ticino.
Dopo circa 50 anni dalla fine della guerra, una parte dell’area è stata resa accessibile dopo aver disinnescato le numerose bombe inesplose e dopo aver spianato i crateri delle esplosioni, ed adibita a parco pubblico (chiamato Parco Europa). Alcune tra le strutture superstiti sono state restaurate, altre si spera lo saranno in futuro.
Il Parco Europa non è un semplice parco, ma rappresenta un importante luogo della memoria collettiva, segno di un momento storico in cui Sesto Calende fu al centro dello sviluppo aeronautico italiano e mondiale
Maestoso è l’arco d’ingresso alla base (ed oggi al parco pubblico) , con l’aquila della regia Aeronautica restaurata.

Accanto all’arco d’ingresso una delle due garitte salvatesi dalla furia della guerra e del tempo, ma non dalla stupidità dei graffitari. A pochi metri dall’arco d’ingresso, il bunker antiaereo

Delle strutture superstiti dai bombardamenti alleati, uno dei due capannoni/hangar è stato restaurato. In questi hangar venivano assemblati gli idrovolanti prima e i barchini esplosivi poi; oggi ospita mostre e convegni. Il secondo capannone superstite versa in pessime condizioni.

Dietro i due capannoni, la torre dell’acquedotto. Fagocitata dalla vegetazione rampicante, è ormai poco visibile. Lasciandosi alle spalle i due capannoni, si incontra la palazzina “degli ufficiali”, in progetto di recupero per la realizzazione di un piccolo museo naturalistico.

Poco più avanti, poco visibile dalla sponda in quanto inserito nell’area di ripopolamento e quindi interdetto al pubblico, il pontile che servì per l’approdo degli idrovolanti.

Ma la frazione ha avuto anche un altro passato industriale, oltre che aeronautico. Come già detto, due secoli fa iniziò la sua conversione da una economia agricola a industriale, con una prima vetreria. Dopo i fasti della prima metà del secolo scorso, entrò in funzione una grande acciaieria, che utilizzava ferro di recupero. Questa attività ha lasciato il nome alla strada che conduce ora all’ex idroscalo: Via Ferriera. Nei capannoni dell’acciaieria è stato successivamente aperto un grande cantiere nautico di rimessaggio, che tuttora svolge la sua attività. Sono poi stati aperti nelle immediate vicinanze un secondo cantiere ed un ampio campeggio, con un vero e proprio villaggio di casette di legno ben inserite tra la vegetazione. La vocazione al turismo di Sesto Calende trova in questa frazione ampia conferma.